Come eravamo, come siamo diventati
Share

In un mondo dove ogni mattina ci si sveglia sull’orlo d’infuocati abissi, con la guerra fuori l’uscio di casa, se dopo aver visto le otto immagini che andremo a proporre al lettore non dovesse venire spontaneo domandarsi se esse ci hanno insegnato qualcosa allora la rassegna non sarà servita a niente
*****
Esistono immagini che resteranno per sempre impresse nella memoria della nostra vita perché, nel bene e nel male, hanno avuto il potere di segnare il XX secolo e alcune di esse sono state le capofila di quelle che, in negativo, stanno segnando questo secolo, che sembra essere in preda a un forsennato cupio dissolvi, ove la sopraffazione è diventata la cifra quotidiana della nostra vita. Purtroppo, o per fortuna, la memoria rimuove (almeno a livello cosciente) le brutte esperienze del nostro passato ma, siccome viviamo ormai in una sorta di iconosfera, basta un particolare per farle riaffiorare poiché le immagini sono più immediate e coinvolgenti dei testi scritti. Ecco perché abbiamo voluto riproporre otto fotografie che, nonostante quell’inesauribile album fotografico che è diventato Internet, la stragrande maggioranza dei giovani non conosce e quelli della nostra generazione hanno rimosso per non doversi porre degli interrogativi a riguardo.
1. È un giorno imprecisato di fine aprile del 1943 durante la rivolta degli ebrei del ghetto di Varsavia: un bambino ebreo con le braccia alzate e lo zainetto sulle spalle è tenuto sotto mira da una SS armata di mitra. L’identità del bambino potrebbe essere quella di Arthur Domb Semiontek, o di Israel Rondel, o di Tsvi Nussbaum – la foto è attribuita all’Obersturmfuhrer delle SS Franz Konrad che nel 1951 fu condannato a morte da un tribunale polacco.

2. È l’autunno del 1944 – Benito Mussolini dai fasti guerrieri dei Fori Imperiali alla sgambata in bicicletta tra le mutande e le lenzuola stese ad asciugare nel giardino di villa Feltrinelli, a Gargnano sul Garda, durante la cosiddetta Repubblica di Salò: la plastica rappresentazione della caducità dell’esistenza dei dittatori – Foto di autore sconosciuto.

3. È il 2 maggio del 1945 – Berlino, sul tetto del Reichstag in macerie, viene issata la bandiera dell’Unione Sovietica da parte di militari dell’Armata Rossa. In realtà era soltanto la dittatura comunista che andava a sostituirsi a quella nazista – Foto di Evgueni Khaldei.

4. È l’11 giugno del 1963 – Il bonzo buddista Thích Quảng Đức si dà fuoco a Saigon per protestare contro la politica discriminatoria del governo sudvietnamita retto dal presidente cattolico Ngô Đình Diệm, un gesto tremendo e sublime allo stesso tempo: il dissenso espresso col sacrificio della propria vita, non con quella degli altri come inclinano a fare i seguaci di altre religioni – Foto di Malcolm Browne.

5. È il 24 novembre del 1963 – Nei sotterranei della stazione di Polizia di Dallas, il mafioso Jakob Rubenstein, dopo essersi avvicinato con estrema facilità a Lee Harvey Oswald, il presunto assassino del presidente J. f. Kennedy, gli spara uccidendolo sul colpo per vendicare, disse, il suo presidente. Notare come il prigioniero era tenuto dal poliziotto col vestito bianco come fosse un bersaglio da offrire al tiratore. Non abbiamo mai saputo come andarono le cose a Dallas due giorni prima, quando un cecchino, mai identificato con certezza, sparò e uccise il presidente J. f. Kennedy – Foto di Granger.

6. È il 14 maggio del 1977 – Incominciano a comparire anche le pistole nelle mani degli appartenenti alla Sinistra extraparlamentare durante le manifestazioni a Milano. Vi verrà ucciso, con un colpo di pistola 7,65 alla testa, il vice brigadiere di P.S. Antonio Custrà. E non sarà l’ultimo agente che, per l’ignavia della politica e della Magistratura, dovrà pagare con la vita la dedizione al servizio – Foto di autore sconosciuto.

7. È il 9 maggio del 1978 – In via Caetani, a Roma, in una Renault/4 di colore rossa viene trovato il corpo senza vita del leader democristiano Aldo Moro, sequestrato dalle Brigate Rosse il 16 marzo. Per trovare il covo dove i terroristi delle Brigate Rosse tenevano prigioniero il leader democristiano, Romano Prodi (che a Sinistra e in Europa è ritenuto un genio…) partecipò a una seduta spiritica – Foto di autore sconosciuto.

8. È l’11 settembre del 2001 – Come unica alternativa la morte, un uomo si lancia dal 106° piano della torre nord del World Trade Center avvolte dalle fiamme pochi minuti dopo l’attentato dei terroristi di Al Qaeda: meglio morire subito, magari pregando, che tra le fiamme. È una delle immagini più potenti della catastrofe di quel giorno, il paradigma della nostra vita da un po’ di anni a questa parte – Foto di Richard Drew.

In un mondo dove ogni mattina ci si sveglia sull’orlo d’infuocati abissi, in una società dove lo sport preferito dei giovani (e della politica) è diventato l’esercizio della violenza come metodo di confronto e di sopraffazione, in un universo valoriale dove la morale è ritenuta anacronistica se non addirittura fascista, salvo quando la si pretende dagli altri, a distanza di un quarto di secolo dall’ultima foto un interrogativo si pone con disperata veemenza: le immagini degli avvenimenti ai quali si riferiscono, ci hanno insegnato qualcosa?
Potrebbe interessarti anche Dalla rivoluzione alla defecazione dei piccioni